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Autobiografie di Ignoti

LE BELLE BANDIERE
con il contributo della Regione Emilia Romagna
e il sostegno del Comune di Russi

AUTOBIOGRAFIE DI IGNOTI

http://www.youtube.com/watch?v=gaI0SLKZNR8&feature=relmfu

nuova edizione
drammaturgia e regia di Elena Bucci
grazie a Virginia Woolf e a Ferdinando Pessoa
Elena Bucci
Dimitri Sillato al pianoforte
suono di Raffaele Bassetti
Seduta a un tavolino di un bar, che forse è il mio e forse no, guardo la gente che passa, beve, parla, beve, tace, guarda, pensa, beve, ride, se ne va.
Nel mio bar, perché è mio, è sempre notte tarda, poco prima della chiusura, quando gli ignoti appaiono orfani o profughi, naufraghi dall’Occidente.
Fantastico sulle loro vite, su tutte le infanzie e tutte le morti.
Intravedo i sogni inquieti e i legami. In loro mi perdo, mi moltiplico, mi dimentico.
Una patologia, un difetto?
Mi sembrano re e regine, principesse e principi prigionieri dell’incanto.
Il bar somiglia al mondo d’Occidente che muore. Dove sono gli assassini?
Io sto lì come un vampiro inoffensivo, un affettuoso testimone.

autobiografie nel tempo

Dal 2004 conduco questo progetto che, partendo da uno studio sull’improvvisazione e la comunicazione tra le arti, si è moltiplicato: da un lavoro di improvvisazione solitario ad uno con i musicisti e un attore (La sfida), da uno spettacolo con più attori realizzato nell’ottobre 2005 (Naufraghi del Bar Calypso, in collaborazione con Sagra Malatestiana di Rimini, L’Arboreto di Mondaino, Serrateatro), a un cortometraggio (in lavorazione), a quest’ ultima fase.
Tutti i lavori sono ambientati in un bar, che sembra attraversare epoche diverse e luoghi lontanissimi tra loro. Potrebbe stare in un paese di Romagna come a Sidney, Singapore, Parigi.
L’ora è sempre notturna e i personaggi che lo abitano si perdono nelle biografie altrui come nella continua reinvenzione della propria. Si trovano ad allentare i confini usuali che delimitano l’io, per lasciar fuoriuscire le molte vite di ognuno e per farsi invadere dalle molte vite degli altri. A volte, il bar sembra coincidere con isole di calore; altre, diventa specchio di una sensibilità contemporanea, orfana di visioni per il futuro; altre ancora, sembra una zattera per profughi che sognano utopie.
Nello spettacolo si intersecano la mia autobiografia, quella di tante persone che ho conosciuto o sfiorato, le invenzioni e le storie che loro mi hanno ispirato, l’opera di Pessoa, i pensieri di Virginia Woolf, la riflessione sulla trasformazione della memoria biografica realizzata da Proust.
In un luogo apparentemente neutro e casuale come un bar, dove anche il contatto più profondo si trasforma in nulla e dove, attraverso un gesto breve e insignificante, ci si può imbattere in qualche verità svelata per distrazione, assisto allo scorrere di tante vite, le invento e in esse mi perdo e mi ritrovo.
Pessoa, maestro nella creazione di eteronimi e nelle moltiplicazioni del sentire e delle identità, è idealmente presente, come creatore di anarchie, al posto d’onore del mio bar. Sta seduto al bancone con il suo cappello, il suo fragile cappotto e un piccolo quaderno nero.

Il canto e la musica


Il canto mi consente di trasformare in ‘ballate’ le biografie altrui (e anche la mia), astraendole dalla quotidianità che le ha ispirate, a volte citando autori famosi, altre volte con improvvisazioni e la creazione di melodie originali.
Una frase banale, che ho sentito ripetere qua e là, può evocare un universo, se solo la si riesca a ritmare e intonare nel modo giusto…
Dimitri Sillato, fantastico musicista che spazia dalla musica classica all’astrazione delle atmosfere contemporanee, passando per il mistero dell’improvvisazione jazz, ‘concerta’ insieme a me.
Si stabilisce tra noi un legame intenso, una comunicazione quasi telepatica che rende lui un po’ attore e me un po’ musicista, in un’altalena di equilibri che ancora ci stupisce.

Elena Bucci