con Antonio Rezza

di
Flavia Mastrella Antonio Rezza

regia
Flavia Mastrella Antonio Rezza

allestimento scenico
Flavia Mastrella

(mai) scritto da
Antonio Rezza

Pitecus é spettacolo crudele e delicato, analizza i comportamenti umani dal di dentro e li stronca dal di fuori, mette in berlina chi agisce e chi subisce azioni.
Attraverso l’uso dei quadri di scena i personaggi, facendo capolino dalle varie fessure, si moltiplicano ed alternano e, quando si é in tanti, si é sicuramente più cattivi.
L’allestimento, di stoffa è una barriera sottile che scorre sul palcoscenico come una pellicola senza movimento. I quadri di scena sono elementi figurativi da indossare.
I personaggi si affacciano dalle aperture dei quadri di scena e, chi si affaccia, non é mai completamente innocente.

 

 

PITECUS
spettacolo a piu’ quadri di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

con Antonio Rezza
regia Flavia Mastrella Antonio Rezza
allestimento scenico Flavia Mastrella
(mai) scritto da Antonio Rezza

Pitecus é spettacolo feroce ed impetuoso, aggredisce l’uomo e le sue scarse convinzioni, si scaglia contro il mondo razionale e razionato riducendolo ad ammasso di pensieri inutili, svilisce la condizione dell’essere mortificando le sue misere aspettative, inneggia alle ambizioni, anche le più meschine, lotta contro il pressappoco, ama gli estremismi e i paradossi comunicativi.
Pitecus é opera mascolina, aggressiva, impietosa ed irriducibile, stronca la vita e chi la vuole fare, usa lo stato di narcosi dell’individuo per torcere contro la mediocrità odio e rimpianto, ridicolizza il triste vivere dell’uomo che, purtroppo medio, non si accorge della sua pochezza e mitizza le sue basse azioni.
I personaggi sono tanti ed irrequieti, le loro problematiche fanno capolino dalle aperture poste sui quadri di scena, la loro violenza narrativa é quella tipica del nostro triste incedere.
Nonostante ciò lo spettacolo è altamente comico e trainante, trascina il povero spettatore verso strade senza asfalto né speranza, lo tira fuori per un’ora e mezza dai suoi assilli terreni per poi lasciarlo, solo ed incustodito, a godersi le bellezze della vita tipica.
L’allestimento, di stoffa è una barriera sottile che scorre sul palcoscenico come una pellicola senza movimento. Colori e forme, unite alla satira spietata ed al corpo scattante raccontano di spazi e architetture.
Parlando con i colori si arriva in profondità.
I quadri di scena sono elementi figurativi da indossare.

PITECUS

con Antonio Rezza
di Flavia Mastrella Antonio Rezza
allestimento scenico Flavia Mastrella
(mai) scritto da Antonio Rezza

E’ uno spettacolo che analizza il rapporto tra l’uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un’identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali.
PITECUS racconta storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie rendono comici ed aggressivi anche argomenti delicati.
Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio.
I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, fumettistiche.
L’allestimento scenico scorre sul palcoscenico come una pellicola senza movimento. I quadri di scena, influenzano la drammaturgia, conferiscono allo spettacolo un linguaggio figurativo che mischia colori e parole.
L’uso dei materiali si rifà all’arte povera anche se un occhio é sempre attento alla moda ed al costume che influenzano la mentalità e il portamento dei protagonisti.
Nei quadri di “PITECUS” prevale il triangolo, teste spigolose fingono ragionamenti razionali, spicchi di volto incattiviscono somatismi già di per se malvagi e corruttibili.
Colori usati a tinte piatte, gialli, verdi, azzurri, rossi, riportano al mondo dell’infanzia, alle costruzioni, alle macchie di Rorschach .
La stoffa avvolge i personaggi completandoli nella loro ambiguità senza mai raggiungere il realismo : juta, seta, cotone, fibre sintetiche o plastica, li rendono opachi o scintillanti.
Parti di corpo che aggrediscono parti di realtà, porzioni di arti che inveiscono contro la narcosi che sembra fare scempio di uomini e desideri, parole tronche che inneggiano alla libera immaginazione: non é stato inventato tutto, non tutto é stato enunciato, le parole sono infinite ed infinite le combinazioni, chi vuole farci credere che non c’é più nulla da scoprire é il primo nemico da combattere.
PITECUS si scaglia contro la cultura dell’assopimento e della quiescenza creativa.

LA STORIA

Gidio é chiuso in casa mentre Fiorenzo, uomo limbo, sta male fisicamente; il professor Stella, videodittatore dipendente, mostra a migliaia di telespettatori alcuni malati terminali, un padre logorroico non si capacita dell’omosessualità del figlio; Saverio, disinvolto ed emancipato, prende la vita cosí come viene, cosciente del suo fascino fuggevole.
Mirella prega intensamente le divinità per essere assunta alle poste, Roscio, di nome e di fatto, frequenta una nuova compagnia di amici che lo sbeffeggiano a tracotanza.
Un giovane studente ha un rapporto conflittuale con la sua radiosveglia mentre mariti annoiati e lussuriosi vengono rapiti dal fascino indiscreto del solito Saverio, borghese che miete amori ed affitta sentimenti.
Giovani handicappati incattiviti e solidali si scagliano contro creato e convinzioni, esseri senza ottimismo che dividono il proprio corpo pur mantenendo intatto il loro istinto luciferino.
Questi personaggi parlano un dialetto frastagliato e tronco, si muovono nervosetti, fanno capolino dalle fessure e dai buchi di quadri di stoffa variopinti, i menti e le capoccette pensanti spuntano e si alternano dalle sete, dalle reti e dalla juta dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell’incomprensione media.
Il quadro di scena é la scenografia mista al costume, ogni storia ha il suo habitat, ogni personaggio un corpetto diverso e mortificato.
Pria che l’uomo canti due volte e rinneghi il suo spirito libero, li, a contatto con la tenebra forte, si consumerà lo scempio di giovani e fresche membra stroppiate dall’ansia del vivere e rifugiate dietro un’inutile senso di speranza