Antonio Rezza in
BAHAMUTH
di F.Mastrella A, Rezza
con Armando Novara Daniele Bernicchia
disegno luci Maria Pastore
assistente alla creazione Massimo Camilli
foto Stefania Saltarelli

sartoria Silvana Cionfoli
metallo Francesco Mirabella

la storia

Un uomo steso fa le veci del tiranno.
E cede il passo all’atleta di Dio che volteggia sulle sbarre con le braccia della disperazione.
E poi un nano, più basso delle sue ambizioni, che usa lo scuro per fare, e la luce per dire.
Ma si affaccia Bahamut, l’essere supremo, che dopo breve apparizione si sottrae al tempo e al giudizio.
Viaggiatori dell’anima con il corpo stanco, alloggiati come bestie a copulare nel grande albergo della carne mozza.
Due giovani, vestiti di colore, assecondano con grazia il volere del despota fantoccio che abbandona la trazione orizzontale per farsi scorrazzare tutt’attorno invano.
Le braccia del padrone, camuffate da proletariato, saltano al ritmo di una danza di classe.
Editti a favore di chi non ha.
Urla squassanti di chi non è.
Ma come Bahamut sostiene il mondo, così le immagini si sovrappongono.
E il gran finale, con i personaggi a fare la figura degli sguatteri mentre l’autore che li muove è il gerarca dalla lingua biforcuta.
L’autore è il male dell’opera.

Come corpo pensavo Come urla sentivo
Ho fatto del mio corpo un assoluto verticale, con sussulti a progredire che danno noia alle interiora. L’ inserimento delle urla come suono costituisce il nuovo orecchio di uno spettacolo per soli occhi. Le grida fanno la musica senza le mani. La gola non si suona con le dita a meno che non ci si voglia soffocare. Con le strilla si accorcia il patibolo. Le urla sono fatte di vocali allungate che cingono la preda del concetto e la mandano a morire nella testa di chi ignaro si attarda a capire. Io sono il mio tamburo e mi suono al ritmo mio. (A.R.)

Lo spazio
La scatola di Bahamut è un tutt’unico con l’uomo d’oro…L’immaginario giocattolo sulla scena, è animato dalle pulsioni elastiche dei performer blu; l’essere d’oro geme e grugnisce, salta e parla alla ricerca dello spasmo….
Proporzioni e aberrazioni convivono nello spazio angusto e coercitivo che arriva ad essere territorio. Luogo. L’uomo d’oro, inchiodato alla concretezza del balocco, se ne compiace. I due giovani blu, dolci e lascivi, giocattolano …appartengono al blu della zona scenica, sono presenze cromatiche
che invadono il verde acido e innescano
il disincanto all’immobilità della scultura.
Il giallo, il rosa fluorescenti e l’oro dei tessuti
e dei metalli si saturano di luce
emulando il giocattolo. (F.M.)